Materiali dall'Egitto


::Luglio 2009::

Shams Alam - Parco Nazionale Wadi Gimal

La leggenda della mucca di mare

Situata a circa un'ora e mezza da Marsa Alam in direzione sud, la località di Shams Alam (dall'arabo "sole famoso") si affaccia su una baia che nasconde stupefacenti segreti. La tradizione vuole che qui viva il dugongo, mammifero marino dalle sembianze di sirena. E' sfuggente e non é prevedibile. C'é chi sostiene di averlo visto alle sei del mattino, all'alba, sul lato sinistro; chi di averlo incontrato a metà mattinata sul lato destro, sotto il pontile; chi, addirittura, di notte ne ha sentito il soffio, l'aria che il sirenide emette quando sale in superficie per respirare. Chiamato anche "mucca di mare", il dugongo é un animale leggendario, a grave rischio di estinzione. Si dice che in tutto il Mar Rosso ne siano rimasti solo 14 esemplari. Ma é allo stesso tempo una leggenda, perché pochi hanno avuto il privilegio di imbattersi in lui. Dubbi su dubbi s'insinuano nella mente di coloro che non hanno ancora avuto la fortuna di vederlo brucare in queste acque. Tutta la costa sud egiziana, nei dintorni di Marsa Alam, é attraversata dalla sua presenza. La sua fama lo precede. Le narrazioni di coloro che il destino ha premiato con la sua apparizione, accrescono la curiosità, lo scetticismo, l'invidia. Contribuiscono ad incrementarne la leggenda.
Il basso fondale della baia di Shams Alam é ricoperto di un tappeto d'alghe e di posidonie, habitat perfetto del dugongo. Ma quando ci si immerge nelle prime ore del mattino, nel tepore di un'acqua dalla visibilità eccezionale, si trascorre ore ad osservare le tartarughe marine stanziali che rompono i coralli, fameliche; i trigoni a macchie blue che si muovono convulsamente nell'erba soffiando sabbia dalle branchie; le grosse razze che scandagliano il fondale alla ricerca di piccole prede. Un pò più al largo, s'incontra una strabiliante barriera corallina, pulsante di vita. Calamari in gruppo aprono la strada agli apneisti, con fare da gnorri! Murene che sbucano improvvisamente da sotto una roccia e attraversano "la strada" per rifugiarsi nella tana dall'altra parte. E se si é tenaci, la ricompensa sarà una maestosa aquila di mare, nera, puntinata, che a prima vista appare grande come una manta. Veleggia da un corallo all'altro per cibarsi e il rumore del becco che spezza le spore é musica, canto del mare. Sulla battigia dalla sabbia scura, i dromedari vengono a bagnarsi, a rinfrescarsi dal caldo arido del deserto. I venti torridi soffiano con prepotenza. Clima per uomini duri. Come i beduini, che abitano queste terre inospitali. Si spingono sui coralli, con la bassa marea, a pescare e a raccogliere frutti del mare. Gli aironi bianchi passeggiano nell'acqua, vigili, e si lasciano avvicinare solo quando tutto intorno é pace e assenza. Sono solitari, alquanto snob nella loro altezzosa eleganza.
E' impossibile prevedere cosa capiterà di vedere, ogni giorno é una sorpresa. Fino al paradosso di non sapere esattamente in cosa ci si é imbattuti. Come quando un enorme pesce, scuro e sottile, si materializza da lontano. Un incrocio tra un grande barracuda e uno squalo di reef. Alla fine, si arriva alla conclusione che si tratti, con molta probabilità, di una grande remora che ha perso il suo animale ospite. E quale potrebbe essere, viste le dimensioni....? La leggenda, la leggenda....!
Dalla riva una lingua di sabbia immacolata appare all'orizzonte. E' l'isola di Wadi Gimal (o Wadi el Gimal), la "valle dei cammelli". Istituita Parco Nazionale, quest'area protetta si estende per cento chilometri di coste ornate di palme tropicali, baie di mangrovie e spiagge bianche. I sessanta chilometri di wadi in profondità si addentrano nel Deserto Orientale. L'escursione in barca raggiunge siti di snorkeling dove si annunciano aquile di mare in coppia, tartarughe, murene, serpenti di mare e altre amenità sottomarine.
Dirigendosi a nord lungo la costa, si giunge a Port Ghalib, luogo di partenza per un tour in barca che ha dell'incredibile. A venti minuti dalla costa, la prima sosta é in località Marsa Shuna. Una breve discesa in apnea e si scovano i polpi, i pesci pietra e i pesci coccodrillo nascosti negli anfratti rocciosi. L'ultima tappa é a ridosso della costa, a Marsa Mubarak. Il panorama non é edificante: sulla spiaggia sta sorgendo un mega resort che deturpa la visuale. Ma il mare é una piscina. E immergersi qui, a pochi metri dalla riva, vuol dire nuotare per ore con impressionanti tartarughe oceaniche, che setacciano il fondale erboso, scortate da gigantesche remore gialle che si attaccano al carapace e al ventre. Vengono a respirare con regolarità emergendo con il becco in superficie per poi rituffarsi in quest'acqua di cristallo. Enormi razze e sogliole tropicali sbucano dalla sabbia sollevando un polverone che annebbia. Piccole murene bianche sono adagiate sul fondo, sorprese fuori tana e, infine, ma non in ordine d'importanza, questa baia é l'altro luogo d'elezione del... dugongo!
Cercarlo e non trovarlo, é una beffa del destino? E vederselo di fronte all'improvviso, é solo casualità? Ma, ci si chiede, esiste davvero?
La leggenda continua.
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