Materiali da Yemen

::Luglio 2010::

Yemen - Arabia Felix

Editoriale

Update: Settembre 2011, vista la situazione di instabilità politica del paese, prima di intraprendere qualsiasi viaggio, si consiglia di consultare i vari siti di informazione internazionali. www.viaggiaresicuri.it

"No tourists". E' questa la sconfortata e più diffusa espressione che prevale nel vociare confuso e allegro del Suq di Sana'a. I gestori delle bottegucce del luccicante mercato della città vecchia, invitano i rari volti stranieri a guardare le loro mercanzie. Magici oggetti di antiquariato, come ampolle d'argento finemente lavorate per il trucco con l'henné; gioielli di pietre semi preziose, che i venditori scaldano con l'accendino a prova della loro autenticità; istoriati djambya, i pugnali ricurvi infilati in scintillanti cinture, che ogni uomo yemenita esibisce con orgoglio alla cintola, simbolo sociale di virilità e rango; pashmina miste a seta per drappeggi e scialli pregiati, che avvolgono voluttuosamente i segreti corpi femminili. Il profumato ed inebriante mercato delle spezie, giallo, rosso, ocra. Cardamomo, peperoncino, curry e cumino. "No tourists", spiegano i ragazzi delle viuzze del mercato, "da due anni non ci sono più turisti nello Yemen", da quando cioè le cronache occidentali si sono riempite di notizie allarmanti su attentati e rapimenti. E di questi ultimi la motivazione principale é sempre dettata dalla necessità di un nuovo generatore per la precaria elettricità o per la costruzione di un ospedale. E pensare che i sequestrati, mezzo di pressione nei riguardi dei governi dei loro paesi d'origine, alloggiano in favolose case di sceicchi locali, serviti e riveriti!
Nel loro sguardo, dolce e sorridente, traspare una timidezza insospettata. Loro, gli uomini armati di Kalashnikov, recentemente vietato nella città di Sana'a e che puntualmente riappare a tracolla appena fuori dalla capitale. Il mercato dei ladri. Ma dove sono? La contrattazione sul prezzo delle merci non crea quel senso di inganno così diffuso nei numerosi luoghi turistici finto-originali. Qui prevale l'autenticità e l'onestà. Tanto da stupire un acquirente distratto che aveva dimenticato il resto di un pagamento, e che viene raggiunto da un commerciante che glielo restituisce! Senso di sicurezza, senso di protezione. Ma non sarà che sia un bene che non ci siano turisti? O meglio, che ci siano i turisti giusti, quelli che hanno l'anima, quelli che sono ancora curiosi di contaminarsi con culture altre ed ammirarle e rispettarle?
Lo Yemen é un luogo del mondo segreto e affascinante, é la conoscenza di un altro da sé assoluto e stupefacente, che appassiona, che emoziona.
Nota agli antichi romani come "Arabia Felix" (Arabia fortunata), lo Yemen é il paese più meridionale della penisola arabica. Il governo centrale, titolare di una democrazia parlamentare, (che sarebbe meglio definire democrazia "ereditaria" per la riconferma da oltre trenta anni dell'attuale presidente Ali Abdallah Saleh in procinto di preparare la successione per il proprio figlio), é stretto fra le istanze secessioniste del Sud del paese e il movimento ribelle del Nord, afflitto da guerre intestine tra tribù. La mancanza di uno stato di welfare (la sanità é sostanzialmente privata ed é gestita in modo "feudale", con le udienze pubbliche dei capi tribù che decidono di concedere o meno ai cittadini comuni medicine e generi di prima necessità a loro discrezione), la dipendenza dalle rimesse finanziare dall'estero, la riconversione massiccia delle aree coltivabili dalla coltura del caffè, destinato all'esportazione e fonte di reddito, a quella del qat (pianta masticata regolarmente da tutti gli strati della popolazione e con effetti euforizzanti, una droga leggera legalizzata) per il mercato interno, il crollo della produzione del petrolio, la grave carenza di infrastrutture, prima fra tutte i sistemi fognari, fanno dello Yemen un paese con gravi problemi sociali ed enormi sacche di povertà.
E' una società ferma alla propria cultura tradizionale, qualcuno l'ha definita Medioevo. La struttura tribale é dominante. Sovrintende alle relazioni familiari, basate sui matrimoni combinati che garantiscono la continuità del tessuto parentale e patrimoniale.
Le ragazze vengono scelte dalle donne della famiglia per i figli maschi, che offrono una dote concordata. In caso di divorzio, tutta la somma versata e i regali dovranno essere restituiti all'uomo. Gli incontri pre matrimoniali constano di tre momenti diversi: quello verde, quello rosso e quello bianco, in omaggio al colore dell'henné che le future spose usano per ornarsi. Lo Ius primae noctis si esplica nella prova della verginità, che, se fallita, avrà dure conseguenze per la ragazza. Essa verrà ripudiata e cacciata di casa. La divisione degli spazi all'interno delle abitazioni istituzionalizza i rapporti gerarchici alla base della società. Le case yemenite consistono di vari piani: il pianterreno é occupato dagli animali, come le pecore. C'é sempre una macina per la lavorazione della farina, per la preparazione del pane cotto a legna. (E' alla base della cucina yemenita e ce n'é di vari tipi, ottimo e fragrante come il taruk, che i fornai offrono ai pochi turisti in cui s'imbattono.) Il primo piano é adibito a salotto, mentre il secondo è riservato alle donne e ai bambini. La stanza della puerpera é di esclusiva competenza femminile. Dopo il parto, la neo mamma trascorre quaranta giorni in questa stanza con il neonato, riceve visite dalla madre, dalle sorelle, dalle amiche, e sta lontana dal marito per tutto il periodo. I piani superiori, infine, sono completamente riservati agli uomini. In cima svetta il terrazzo, da cui lo sguardo si perde in panorami spettacolari.
Ancora nelle zone rurali del paese molti istituti arcaici sopravvivono, come il triste fenomeno delle spose bambine. La legge civile é largamente disattesa e ignorata per il prevalere delle usanze tribali che privano le ragazze di ogni diritto. Fino a dieci anni fa, all'apparire della prima mestruazione, le adolescenti smettevano di andare a scuola per essere indirizzate al loro destino di riproduzione. Le incombenze più faticose e più umili continuano ad essere svolte dalle donne, come il lavoro nei campi e la raccolta dell'acqua dai pozzi, spesso situati a grande distanza dalle case abbarbicate sui pendii delle montagne. E il massacrante metodo di trasporto delle taniche sulla testa, con il solo aiuto occasionale offerto dai muli, é rimasto immutato nel tempo.
Eppure qualcosa sta lentamente cambiando. Oggi, nelle città, le ragazze hanno accesso all'Università, quelle che se lo possono permettere beninteso. L'abbigliamento di velatura integrale, tipico delle donne di origine araba, convive con più graziosi e civettuoli foulard che appaiono meno funerei agli occhi di un mero esercizio estetico. Ma sappiamo che questa é una questione culturale, di cui nessuno di noi coglie il vero significato. E come con ogni sovranità che si rispetti, anche in questo caso non é concesso violarla o giudicarla.
Sono invece doverosi e intelligenti la valutazione su quali luoghi di un paese evitare per la nostra sicurezza e, al tempo stesso, il discernimento tra il falso allarmismo di una propaganda pretestuosa e la selezione personale delle occasioni possibili. E' solo così, con il senso critico e l'autonomia di pensiero, il superamento dei pregiudizi e la curiosità per ciò che è diverso, che si smentiscono tanti luoghi comuni, tante idee preconcette e tante discriminazioni di maniera e si verifica che solo con la conoscenza si arriva alla verità.
Ed é ciò che questo paese, misterioso e sorprendente, fascinoso e incantatore, regala: magia pura.
Lo Yemen é degno dei viaggiatori del cuore. E solo i viaggiatori di cuore sono degni di lui.

Paola Ottaviano

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