Materiali dall'Argentina-Patagonia


:: Marzo 2006 ::

Il vento della Patagonia

Península Valdés – Argentina

C’è una parola impronunciabile per la gente del Chubut, regione della Patagonia argentina: vento.
Costante del clima tutto l’anno, il vento del Sur porta il freddo glaciale dell’Antartide. Poi, nel giro di poche ore, cambia repentinamente e lascia il posto a raffiche più calde. Vento che inganna la percezione di un sole implacabile, che brucia la pelle e non tramonta prima delle otto di sera.
La Península Valdés è un lembo di terra arsa, desertica, senza acqua dolce, con rada vegetazione stepposa, regno di pecore e guanachi, di armadilli e ñandú. Il clima secco non inumidisce la polvere delle rutas de ripio (strade ghiaiose non asfaltate) che l’attraversano, polvere che penetra negli occhi, nei capelli, nei vestiti e tiene a distanza i rari automobilisti che le percorrono. Collegata alla terra ferma da un istmo lungo 35 chilometri, l’Area Natural Protegida de la Península Valdés è una delle più strabilianti riserve marine del pianeta ed è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 1999.
L’ingresso alla Riserva dista 50 chilometri da Puerto Madryn sulla RP 2 e costa 35 Pesos (cambio marzo 2006: 1 Euro = 3,60 pesos argentinos). Dopo una sosta al Centro de Interpretaciones, la prima tappa è all’Isla de los Pájaros, colonizzata da centinaia di uccelli tra cui numerosi flamencos (fenicotteri), aironi e cormorani. L’isola è raggiungibile esclusivamente per scopi di ricerca scientifica, ma il mirador fornito di telescopio consente una straordinaria visuale panoramica. Percorrendo le piste ghiaiose, ci s’imbatte in incontri che sorprendono e meravigliano. Peludos (armadilli barbuti) che attraversano la strada per raggiungere le proprie tane; ñandúes (nandù di Darwin) e guanacos (cugini selvatici dei lama) che pascolano indisturbati sul ciglio delle piste e si fermano ad osservare i viandanti stupiti e armati di binocoli; maras (lepri patagoniche, grossi roditori simili ai capibara) che corrono via schivi al più piccolo rumore di pneumatici; zorros gris (volpi grigie) che appaiono fugacemente tra i cespugli quasi a far mostra della loro enorme e bellissima coda.
Punta Delgada è la dimora degli elefanti marini, qui molto numerosi nei mesi di settembre e ottobre. La visita guidata per osservarli sulla spiaggia è organizzata da El Faro Hotel, dopo pranzo. La stupefacente Caleta Valdés offre l’opportunità di assistere a lotte di predominio territoriale tra machos di elefanti marini.
Il luogo più affascinante della Península Valdés è Punta Norte, all’estremo nord. E’ il regno delle orche che, come in nessun altro luogo del mondo, sconfinano a riva per attaccare i cuccioli dei leoni marini nei mesi di febbraio e marzo, quando questi muovono i primi passi alla scoperta dell’acqua. E’ un rito che si ripete ogni giorno, l’appostamento di fotografi professionisti e comuni viaggiatori che si danno appuntamento al mirador del Faro in concomitanza dell’alta marea, scrutando il mare per ore con la speranza di assistere ad uno degli spettacoli più impressionanti della natura. E l’attesa è mitigata da racconti che creano immaginario, come quello dell’incantatore di orche Roberto Bubas, guardiafauna dell’Isla de los Pajaros, che attirava a sé i cetacei col suono suadente di un’armonica fino a renderli docili, tanto da farsi accarezzare. O la storia di Mel, un’orca maschio di 60 anni, il cui ultimo avvistamento risaliva al 2002. Era stata data ormai per morta a causa di un colpo d’arma da fuoco infertole da un dozzinale guardiafauna preoccupato di difendere la loberia dei leoni marini, luogo d’elezione di tutti i tour turistici. Era rimasta ferita alla pinna dorsale alta 1,60 centimetri! E invece all’improvviso Mel riappare nell’aprile 2005, e di nuovo a Marzo 2006, così inaspettatamente, ergendosi a rango di mito nella memoria collettiva. Nella spiaggia privata della Estancia La Ernestina il tempo trascorre nell’attesa, seduti sotto un sole cocente, circondati da una pinguinera di 50.000 pinguini di Magellano e allietati dai versi delle femmine dei leoni marini che richiamano i cuccioli dai loro giochi d’acqua. In attesa del predatore dei mari, in attesa di una sortita improvvisa e terrifica che lascia attoniti gli spettatori e le prede alla stessa stregua.
Ed è già leggenda.


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