Materiali dall'Australia


::Estate 2012::

Western Australia

Shark Bay - World Heritage Area

Visitare Shark Bay fuori stagione è un peccato e una benedizione al tempo stesso. Certo, l’acqua è ghiacciata, i dugonghi si trasferiscono a Dirk Hartog Island, dove la temperatura del mare è più alta di qualche grado. Di conseguenza spariscono anche gli squali tigre, che li seguono dappresso nella continuità della dialettica preda – predatore, garanzia della catena alimentare. Certo in inverno, nei mesi di luglio ed agosto, i venti freddi tengono gli animali selvatici nascosti nella boscaglia più del solito, anche se non vanno in letargo, come si potrebbe pensare. Eppure, nonostante ciò, Shark Bay esprime tutta la sua straordinaria natura anche di più, se questo è possibile. I contrasti cromatici sono ancor più marcati. Il turchese del mare, che impatta con il rosso delle scogliere ed il bianco della sabbia delle dune a Eagle Bluff impressiona al punto da far rimanere ammutoliti. Il perfetto ovale d’acqua azzurra colonizzato dagli oystercatchers, trampolieri pescatori, di Little Lagoon si ammanta di mistero quando le nubi lo avvolgono e ci si chiede se sia un lago d’acqua dolce, visto che è praticamente impossibile identificare il punto d’osmosi con il mare che lo ha formato. E sulla terra, la rarità degli avvistamenti li rende ancor più preziosi durante la stagione fredda.

Shark Bay è stata dichiarata World Heritage Area, Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, perché soddisfa tutti e quattro i requisiti richiesti.

  1. La Bellezza Naturale. La scenografia della natura di questo angolo del Western Australia, formato da due frastagliate lingue di terra che si allungano prepotenti nel mare, è disegnata da baie e insenature spettacolari istoriate da scogliere dorate a strapiombo sul mare, spiagge immacolate e piste di terra rossa chiazzate di macchia verde del Francois Peron National Park.
  2. La Storia della Terra. Gli stromatoliti, fossili viventi che emergono a pelo d’acqua durante la bassa marea nella splendida Hamelin Pool, sono formati dagli stessi microrganismi che popolarono la terra tre miliardi di anni fa. Respirano ancora e nello scambio tra anidride carbonica e ossigeno hanno contribuito alla formazione dell’atmosfera. Appaiono come piccole rocce marroni, quasi ordinarie. Eppure sono la testimonianza della genesi dell’evoluzione del pianeta.
  3. La Biodiversità. La complessa interazione tra le piante, il clima e l’ambiente marino ha permesso a Shark Bay una straordinaria biodiversità. La ricchezza di specie animali e vegetali, che non si trovano in nessun’altra parte del mondo, è stata preservata e incentivata dal Progetto Eden, teso ad eliminare gli animali domestici inselvatichiti introdotti dall’estero e ad accrescere la popolazione della fauna locale.
  4. I Processi Ecologici. Shark Bay è un laboratorio della natura, che vive di vita propria e segue i cicli delle stagioni e i ritmi di sonno e di veglia, di alba e tramonto.

Sulla terra, all’imbrunire, le echidne si mimetizzano con la sabbia rossastra del fondo stradale e scavano grandi buche in cerca di formiche. L’emozione di avvistarne una è pari alla sua difficoltà.
Non è così per i delfini di Monkey Mia, una delle baie più belle al mondo. Nel suo basso fondale, ogni anno da generazioni, cinque delfini tursiopi selvatici si avvicinano a riva consapevoli di essere nutriti dai rangers. E’ un rito che si ripete ogni giorno, più volte al giorno, con corollario di turisti che aspettano il loro turno per offrire, con le proprie mani, un pesce direttamente nella bocca spalancata di questi magnifici cetacei. Sono docili, immobili, sembrano ipnotizzati. Ma se ci si sposta di qualche metro, lontani dalla zona riservata al dolphin feeding e interdetta al nuoto, alle cinque della sera, lontani dalla calca, si ha il privilegio di assistere ad un fenomeno naturale eccezionale, straordinario. Gli stessi delfini, finita la festa del pasto gratis servito alla mensa umana, tornano ai loro comportamenti istintivi. Si spingono fino a riva, a caccia. Non sono più docili e immobili. Sono compulsivi, frenetici, veloci. Frolicking. Tornano ad essere i predatori del mare. Mentre il sole scende sull’orizzonte e inonda di luce dorata la baia, pellicani e cormorani si accapigliano sulla battigia a litigarsi un pesce.
Questo succede a Shark Bay, Patrimonio dell’Umanità. E d’inverno essere presenti in pochi è un’altra benedizione. Durante i mesi caldi, da ottobre a marzo, quando il mare raggiunge temperature da vasca da bagno, si rinuncia ad un po’ di spazio, ma ci si gode di più il calore dell’acqua.
Il susseguirsi delle stagioni e le escursioni climatiche regalano in ogni periodo al viaggiatore una gemma unica del grande scacchiere di questo strabiliante angolo del mondo. E se poi rimane il desiderio di vivere le esperienze mancate, quelle delle altre stagioni, non resta altro da fare che tornare in questo paradiso del pianeta, facendo un piccolo sacrificio. Già, una vita di sacrifici!
Paola Ottaviano


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