Materiali da Isla del Coco / Costa Rica


::Aprile 2010::

Parque Nacional Isla del Coco

Crociera subacquea

Il viaggio alla volta di Isla del Coco, isola oceanica della Costa Rica, é preceduto da ansiosi patemi d'animo e trepidanti speranze. Racconti apocalittici di intere giornate nel Pacifico (che di pacifico ha solo il nome) in balìa di onde furiose e mare imbestialito, contribuiscono a incrementare quel sottile senso di angoscia che si accompagna spesso all'incertezza della partenza. Ansia da prestazione, nel senso che ci si chiede terrorizzati: ce la farò a sopravvivere? Al tempo stesso l'idea di centinaia di squali martello (visione che nutre l'immaginario collettivo dei subacquei di tutto il mondo al solo pronunciare il nome di quest'isola) rende audace anche il più timoroso dei viaggiatori. E' la motivazione che sfida le paure, sconfigge la pavida ragione e riaccende quel sano senso di incoscienza senza il quale saremmo sempre chiusi dentro quattro mura a domandarci perché viviamo.
Ergo, si parte! Il volo per San Josè, capitale dello stato centroamericano della Costa Rica, dura undici ore. All'arrivo, il clima non promette niente di buono. Siamo in aprile, al passaggio stagionale tra la secca estate che sta finendo e il piovoso inverno incipiente. Il vento e le nuvole ci accolgono all'aeroporto e contribuiscono alla confusione mentale indotta dal jet lag delle otto ore indietro di fuso orario. L'incaricato dell'Okeanos Aggressor, la barca su cui stazioneremo nei prossimi giorni, esordisce con una notizia di ambivalente interpretazione. El agua es muy caliente por El Niño. Ma poi precisa che, durante la settimana di immersioni che ci ha preceduto, nessuno si é lamentato per gli avvistamenti, comunque soddisfacenti. Tradotto: se l'acqua é troppo calda, gli squali si tengono a grandi profondità, ma in ogni caso qualcosa si vedrà.
Il tragitto di due ore in direzione Punta Arenas é allietato dalla visita ai giardini delle mariposas, dove un colorato e dispettoso tucano in cattività subisce infastidito i flash di tutte le fotocamere in azione. Viceversa, l'arrivo a Punta Arenas é funestato dalla carcassa di una grande tartaruga marina, trasportata inerme sulla battigia della spiaggia della città portuale. Cattivo presagio per la ciurma, che esorcizza i demoni della superstizione con i dovuti scongiuri!
Finalmente si prende possesso delle cabine, accolti dalla tribulación in alta uniforme. Dopo le presentazioni di rito, la barca molla gli ormeggi e si accinge ad affrontare l'avventura della traversata oceanica, che durerà ben trentaquattro ore. L'onda lunga culla la maggior parte dei presenti e tormenta coloro che soffrono il mare.
L'Oceano Pacifico. Una distesa infinita, senza soluzione di continuità. Dall'alto dei sundeck si scruta l'orizzonte, in attesa di sorprendenti apparizioni. I delfini in gruppo fanno a gara di velocità con la carena di prua e incantano i naviganti distesi in coperta a naso in giù. Le tartarughe agitano scompostamente le zampe per cavalcare i flussi. In lontananza soffioni di cetacei non ben identificati rompono la superficie dell'acqua. Balene o orche? Chi può dirlo! Il sole si tuffa nella scintillante distesa d'acqua per ben due volte e all'alba del terzo giorno irradia l'isola dei dinosauri.
Isla del Coco, l'isola di Jurassic Park, appare agli occhi dei viaggiatori in tutta la sua asprezza. Scure nubi disegnano minacciose ombre cariche di pioggia sulle cime di alte rocce montuose a picco sul mare. Sono ricoperte da fitta vegetazione lussureggiante con le piante abbarbicate alle pendici e solcate da ruggenti cascate che precipitano in acqua. Violenti e improvvisi acquazzoni torrenziali rendono l'Oceano marrone in pochi minuti. Così come, in pochi minuti, riappare il sole a scaldare e a ristabilire le proporzioni originarie.
Le regole del parco non consentono di superare i 35 metri di profondità in immersione, ragion per cui appare inevitabile l'uso del Nitrox. Chi non é in possesso del brevetto é indotto a seguire il corso sulla barca, al costo di 150 US$ per il Basic Nitrox, ai quali vanno aggiunti 80 US$ di ricarica. Il limite di profondità é dettato da ragioni di sicurezza. La camera iperbarica più vicina a Isla del Coco si trova a Ciudad de Panamá, a tre giorni di viaggio. Di conseguenza, i rischi di incidenti da decompressione vanno azzerati. In aggiunta, un GPS di segnalazione viene fornito ad ogni subacqueo e comporta il pagamento di 200 US$ in caso di smarrimento. E così corazzati, con il pedagno, il GPS, la macchina fotografica, la torcia e i guanti che pendono dal GAV, con i pesi maggiorati a compensare la leggerezza delle bombole d'alluminio, ci si appresta ad entrare in acqua per il check dive come dei veri e propri marines!
Ci si immerge a Bahia Chatham, la baia dove é attraccato l'Aggressor. Passo da gigante, pesata e giù, gentilmente, a periziare i fondali. La temperatura dell'acqua è davvero molto calda, ventotto gradi di media. Nella scarsa lattiginosa visibilità dovuta alla sospensione, squali pinna bianca di tutte le taglie nuotano irrequieti e veloci in gran quantità. Sarà la caratteristica peculiare di tutte le immersioni. Un pesce rana, dal colore sgargiante, filtra l'acqua a bocca aperta, immobile su una roccia del fondo sabbioso. Sembra un fumetto, un bizzarro e buffo personaggio dei cartoon. Murene di tutte le specie e l'ombra di una manta che si allontana, sfortunatamente troppo distante per poterle tributare gli onori che le sono dovuti. La seconda immersione della giornata é all'isola di Manuelita. I subacquei si dividono in due gruppi, quello della Panga 1 e quello della Panga 2. I gommoni partono a poca distanza l'uno dall'altro, direzione Manuelita afuera. Incontri fortunati per alcuni, che s'imbattono nello squalo tigre che da giorni pattuglia il sito, meno fortunati per gli altri, che in compenso si godono razze marmoree e aquile di mare in gruppo. La scarsa visibilità non facilita gli avvistamenti e crea non pochi disagi ai fotografi, che soffrono profonde frustrazioni per la pessima qualità degli scatti. La fotografia é luce. No luce, no foto.
La corrente si fa sentire alla terza immersione e, finalmente, regala la prima fugace apparizione dell'oggetto del desiderio, l'agognato squalo martello! Anche lui si tiene a debita distanza, ma é la prova che esiste! La vera "chicca" del primo giorno é l'immersione notturna a Manuelita adentro. Il rodeo degli squali pinna bianca, in frenesia alimentare, si manifesta nella sua inquietante crudezza. Fiumi di carcarinidi si affollano, si azzuffano, puntano minacciosi frontalmente e deviano il loro corso solo ad un palmo dall'erogatore, quando il malcapitato subacqueo abbassa la luce della torcia. Uno spettacolo impressionante, al quale si assiste lottando con la risacca che sbatte violentemente sulle rocce. All'uscita, nel buio della notte, il cielo risplende di stelle brillanti e tremule, e l'acqua scintilla di plancton.
Il mattino seguente l'imbarcazione si sposta a Bahia Wafer, dove tutti si precipitano sul tetto per comunicare con il mondo civile. Il ripetitore piazzato sull'isola permette le comunicazioni telefoniche con i cellulari. Dopo aver rassicurato amici e parenti, ci si prepara per un altra dura giornata di lavoro.
Punta Maria. La pioggia torrenziale induce ad immergersi al più presto, e così giù, attaccati alla corda dell'ancora fino a 34 metri in attesa sulla balconata rocciosa. Punta Maria é la cleaning station degli squali martello smerlati (Sphyrna Lewini). L'ottanta per cento dei clienti di questo salone di bellezza sono le femmine, che vengono a farsi togliere i parassiti delle ferite procurategli dai maschi nell'atto sessuale. I pesci pulitori sono mariposas y angel, pesci farfalla e pesci angelo. Quando c'é corrente, giunge il termoclino che porta gli squali con la bocca aperta. Le tre condizioni perché il fenomeno dei branchi di centinaia di squali martello si verifichi sono, dunque, la luna piena, il termoclino e la corrente. Il periodo migliore sembra essere da giugno a settembre, quando le tempeste tropicali si abbattono sul Parco e il mare si gonfia. Ma in questa particolare settimana di aprile, la temperatura dell'acqua é alta, la luna é nuova e il taglio di acqua fredda pressoché assente. Ci si deve accontentare di qualche esemplare soltero, cui la condizione di single nulla toglie in dignità. E sembra aver percepito il basso tono dell'umore e la delusione dei sub uno squalo martello con il suo piccolo, che si sofferma per venti minuti a Piedra Sucia (la sommità emersa di un faraglione imbiancata di guano di uccelli marini), a farsi ammirare e a riscattare la categoria. Non si risparmia neanche un altro degno esemplare, il Carcarino delle Galápagos, che sfida la scarsa luminosità del fondale e si mostra in tutta la sua potenza. Un fiume di carangidi s'improvvisa in danze eccitate e contagiose. Ci si infila in mezzo e da questa posizione privilegiata l'incontro ravvicinato con una grossa tartaruga regala finalmente scatti fotografici degni di questo nome. Isla Pajara é un digradante volo planato sullo slope sabbioso, colonizzato da centinaia di garden eels e sogliole pavonine.
A bordo é il momento di ricevere visite. Un emissario dei rangers del Parco sale per riscuotere la tassa d'ingresso (35 US$ al giorno) e fornire l'autorizzazione necessaria per scendere sull'isola. Purtroppo i sentieri sono fangosi a causa delle piogge intense. Ci si dovrà accontentare di una breve sortita alla stazione dei guardaparco. Sacchi ricolmi di palamiti recuperati in mare sono la triste testimonianza della diffusa pratica illegale di pesca di frodo. I volontari della Base Wafer fanno del loro meglio con i pochi mezzi a disposizione.
Cervi e fringuelli si spartiscono i frutti della terra tra l'erba, moschini in gran quantità annusano la pelle bruciata dal sole, senza produrre alcun prurito, e imponenti piante endemiche svettano verso il cielo. La foresta fitta e rigogliosa racchiude in sé un cuore selvaggio e incontaminato che il sole incendia al tramonto, riversando riflessi di fuoco sulla superficie immota del mare.
A Dos Amigos é il momento dello svago. La forte corrente fa i dispetti e i subacquei la bypassano entrando e uscendo dall'arco sommerso attorniati da nugoli di dentici e grugnitori. Un polpo fuori tana allunga i tentacoli cangianti come ad applaudire l'impresa! Durante la sosta di sicurezza a Vikingo, un'aquila di mare adagiata sulla roccia si nutre avidamente. Come perdere l'occasione di immortalarla in un bel primo piano? Si ridiscende quindi di pochi metri. Il raiforme sembra apprezzare ed esibisce vanesio tutta la sua bellezza. Un peccato veniale che si paga a caro prezzo: nell'eccitazione del momento, la pinna di un sub scivola in acqua e affonda per sempre negli abissi marini di Coco.
Bajo Alcyone
, il cui nome é ispirato alla nave di J. J. Cousteau, é uno dei siti migliori dove nuotano indisturbati squali martello sul fondo, tartarughe e wahoo.
La barca si sposta per le ultime immersioni a Bahia Yglesias. E' il giorno della resa dei conti.
Il gruppo della Panga 2 é in vantaggio su quello della Panga 1 per gli avvistamenti della manta e lo squalo tigre. L'altro ha al suo attivo il pesce rana, immortalato diverse volte con bellissime macro.
I dive
, Piedra Sumergida. Dopo aver attraversato una grotta passante invasa da decine di azzannatori e aver scovato una famiglia di aragoste rintanata sotto un crepaccio, non rimane molto altro da rimarcare.
II dive
, Piedra Solitaria. Una coppia di buddy del dinghy 1 si fionda nel blu al limite dei 35 metri. O la và o la spacca! Nella penombra obnubilata dalla sospensione, quando la barriera non si distingue più e il resto del gruppo è sparito dalla visuale, appare uno squalo martello di tre metri che naviga verso l'alto. Ma non é solo! Segue il secondo, il terzo, fino al quinto. Un branco in formazione si materializza davanti allo sguardo sbigottito dei due audaci pionieri del mare.
E' il riscatto. Tornati all'Aggressor, i componenti del dinghy 2 si affacciano dalla balaustra curiosi e incassano un goal che ristabilisce la parità della partita. La competizione é giunta all'epilogo, c'é chi rosica e chi risica!
L'ultimo tuffo in acqua affronta la spettacolare grotta de La esquina de las mantas, un passaggio nel canale del mar de fundo, dalla forte risacca. All'uscita ci si attacca letteralmente alla roccia de la estación de limpieza, in attesa. Niente mante, ma una lotta all'ultimo sangue viene ingaggiata contro la corrente feroce per tenersi stretto l'erogatore con i denti e aggrapparsi con tutti gli arti alla parete ricoperta di ricci, che infilzano impietosi la carne dei temerari subacquei.
Degna conclusione per un luogo così selvaggio, in balìa delle forze della natura.

Video di Francesca Brigida

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