Materiali dalla Polinesia Francese


::Luglio 2011::

Polinesia francese

Arcipelago delle Tuamotu - I delfini di Rangiroa

La nave cargo St X Maris-Stella III, proveniente da Papeete, attracca al molo di fronte a Tiputa. Pick up a marcia indietro, bonitier, barche per il trasporto passeggeri dalle navi alle isole, e gente comune si accalcano a ridosso della banchina. I rari viaggiatori che hanno usufruito del passaggio ponte scendono dalla scaletta, attesi dai parenti e da personaggi inusuali, come il tatuatissimo tassista in gonnella!* L'argano in azione scarica automobili, casse e container. Il rifornimento di carburante e beni di prima necessità approda a Rangiroa, il più grande atollo del mondo (secondo solo a quello di Kwajalein in Micronesia). La sua laguna é talmente estesa da essere considerata un "mare interno". I due villaggi abitati, Avatoru e Tiputa, sorgono sulle due enormi passes omonime, che interrompono la barriera corallina esterna creando un varco. E' qui che due volte al giorno, con il cambio di marea, le acque dell'oceano affluiscono e defluiscono dalla laguna, trasportando con sé nutrienti e abbondante fauna marina pelagica. Le immersioni si pianificano ad orari precisi, diversi ogni giorno, in modo da assecondare le forti correnti in entrata o in uscita e farsi trasportare nel senso giusto.
I delfini saltano a pochi metri dalla banchina di cemento della Passe de Tiputa da cui partono i gommoni. Già, i delfini. Tursiopi, adulti, possenti. Emergono dalle profondità e attorniano i subacquei, curiosi, divertiti, socievoli. Li rallegrano con i loro versi e giocano a rimpiattino. Uno di loro non esita ad affiorare in verticale e a piazzarsi, spavaldo, in mezzo ad un gruppo di sub, sbalorditi ed emozionati. Vuole socializzare, a tal punto da attaccarsi letteralmente alle mute, guardare dritto negli occhi e ridere a bocca aperta mostrando una sfavillante dentatura! Impossibile non accarezzarlo e non coccolarlo. La sua voglia di coinvolgere é contagiosa ed é incredibile quanto questo abitante del mare dismetta la diffidenza e si fidi ciecamente di intrusi sconosciuti!
Nel blu, squali grigi si avvicinano in maniera impressionante, con scatti veloci e repentine deviazioni di rotta. Una manta, nell'azzurro trasparente della cleaning station, sorvola le teste, incurante delle bolle, e non accenna a cambiare direzione, costringendo i plongeurs ad abbassarsi per evitare di essere travolti. Qui i pesci sono talmente disinvolti, dotati di una fiducia assoluta verso il prossimo, che dà da pensare! Non hanno alcuna paura. E' il sintomo della mancanza di una sistematica attività predatoria da parte dei pescatori di frodo, eccezion fatta per le tartarughe. Molte specie sono protette e ci si augura che la tutela della fauna marina rimanga un capitolo essenziale della protezione dell'ambiente.
Nel piccolo quay d'imbarco della passe di Tiputa nuotano indisturbati squaletti pinna nera e pastinache in pochi centimetri d'acqua. Sono alla ricerca di qualche rimasuglio di cibo sfuggito alle nasse da pesca, ma più spesso é la naturale catena alimentare ad esercitarsi nelle sue proprie forme. Si assiste così all'impressionante caccia di una murena che inghiotte in un sol boccone un mahi-mahi, orata, di dimensioni ragguardevoli.
Lungo i dieci chilometri che collegano la passe di Tiputa al villaggio di Avatoru, fermata obbligata é la visita ad una Ferme Perlière, dove si assiste a tutte le fasi dell'allevamento, la raccolta e l'innesto delle perle nere. Motore dell'economia polinesiana, la coltivazione delle ostriche perlifere vive da qualche anno una recessione dovuta al crollo dei prezzi delle perle per la saturazione del mercato. Molti piccoli coltivatori, con aziende a conduzione familiare, sono stati costretti ad abbandonare un'attività che rappresenta la fonte primaria del loro sostentamento. Le aziende più grandi, spesso gestite da francesi, continuano a produrre questi strabilianti gioielli del mare, considerati non a torto le perle più belle del mondo.
La strada ghiaiosa sorvola i numerosi hoa, canali d'interruzione della cintura corallina dell'atollo, attraverso ponti da cui si contempla l'acqua cristallina incorniciata dagli arbusti selvatici. Il villaggio di Avatoru, con le sue chiese cattolica e mormone, con la sua colorata Alternative Gallery, la sua banca e il suo ufficio postale, si affaccia sull'omonima passe. E ammira dalla Marina, centro sociale del paese e luogo di ritrovo dei giovani locali, l'impressionante selvaggia bellezza della laguna che si fonde con l'oceano. Al largo i motu, macchie di verde nel blu, con le cime delle palme da cocco che svettano verso il cielo. Su uno di questi é stato impiantato un vigneto che, sfidando le leggi della natura, produce uva da un terreno arido e salmastro e dà vita al vino corallino di Rangiroa, dall'aroma minerale. Le canoe, dipinte con l'antica arte, coltivate all'interno con le piante grasse e sempreverdi come se fossero piccole serre, arredano i giardini davanti alle case.
Rilassati la sera sulla veranda del bungalow che fronteggia il mare, tra alberi rigogliosi e cespugli di tiaré, un arcobaleno disegna un arco multicolore nel cielo e si riflette sulla passe con tutte le sue sfumature dorate. I delfini cavalcano l'onda e saltano in gruppo, stagliando le loro sagome attraverso i raggi dell'ultimo sole che tramonta.
E saranno ancora lì il giorno dopo, a contendersi i bagliori del primo sole che illuminerà l'atollo di Rangiroa.

*E' l'uso che del pareo ne fanno gli uomini, avvolto attorno alla vita a portafoglio

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