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Materiali da Papua Indonesia

Summer 2007
Editoriale

Papua, la metà occidentale dell'isola di Nuova Guinea, é stata così recentemente rinominata dal governo indonesiano in "ossequio" alla sensibilità delle popolazioni locali. Nella continua trasformazione semantica del territorio, fino a pochi anni fa noto come Irian Jaya, si rintraccia la travagliata storia di una terra colonizzata a diverse riprese. I portoghesi, nel 1500, chiamarono l'isola "Ilhas dos Papuas" (Isola dei capelli crespi), dalla parola malese papuawh. Gli olandesi, al loro arrivo, la nominarono Nuova Guinea perché i nativi che vi abitavano, dalla pelle scura, ricordavano gli africani della Guinea. Irian deriva dalla lingua Biak e significa "terra calda che sorge dal mare". Quando la sovranità fu trasferita all'Indonesia, questo lembo di terra, tre volte più esteso di Java e Bali messi insieme, fu chiamato Irian Barat (Irian Occidentale)Papuana ed infine Irian Jaya (in lingua bahasa Jaya significa vittorioso). I nativi Papuani, che ancora sopravvivono nelle zone interne di Papua e della confinante Papua Nuova Guinea, organizzatisi nell'OPM (Movimento Separatista Papua Libera), hanno lottato per anni per l'indipendenza della provincia, annessa dall'Indonesia prevalentemente per ragioni di sfruttamento economico (legname e risorse minerarie). Di recente il governo di Jakarta ha fatto alcune concessioni (oltre al cambio del nome, ha incontrato i leader indipendentisti) e la situazione é apparentemente calma. Ma nel corso degli anni l'esercito indonesiano si é reso colpevole di gravi abusi contro la popolazione di Papua, con una dura repressione militare che ha provocato più di centomila morti. Le risorse naturali del territorio vengono sfruttate dal governo indonesiano e da compagnie straniere, che ne traggono grandi profitti a discapito dei popoli tribali e delle loro terre. E' il caso della miniera di oro e rame di Timika, in concessione alla multinazionale americana Freeport, che non prevede alcun indennizzo né redistribuzione della ricchezza ai nativi, sebbene in anni recenti le rivolte e i sabotaggi abbiano costretto la Freeport ad impegnarsi in progetti di walfare per la popolazione locale. Alla deforestazione, ai danni ambientali e alla violazione dei diritti umani, si aggiunga il nuovo programma di transmigrasi che il governo indonesiano ha avviato con l'intento ufficiale di ripopolare la provincia e Famiglia di Papuaallentare la tensione demografica di altre isole dell'arcipelago (Java, Sulawesi), ma con la vera finalità di rendere sempre più "indonesiana" la Papua e annullare un'identità tribale caratteristica degli indigeni originari della regione. Ne consegue che le popolazioni di etnia Papua sono sempre più emarginate, costrette a ritirarsi sulle montagne e nelle foreste pluviali (per far visita ai loro familiari i nativi devono richiedere alle autorità il surat jalan, un permesso speciale) ed il loro autentico modo di vita tradizionale sta progressivamente scomparendo.
La Papua è caratterizzata da una straordinaria diversità linguistica e culturale; vi abitano circa 300 differenti tribù e si suppone che altre ve ne siano non ancora scoperte; molte di loro parlano lingue diverse, incluse alcune forme di linguaggio dei segni. Nella Valle del Baliem vive la tribù dei Dani, i più famosi aborigeni degli altipiani. Il capovillaggio accoglie i visitatori mostrando la mummia centenaria di un antenato e le donne anziane portano indelebilmente il segno delle dita mozzate, un antico sacrificio per le anime dei parenti morti. Gli Yali sono una delle tribù pigmee della Papua. Vivono sui monti e raramente superano l'altezza corporea di 1,50 centimetri. I Kombai, tribù degli alberi, abitano la regione del fiume Brazza. Le loro case sono costruite sulla cima degli alberi a 30 metri da terra. Gli uomini indossano il koteka o horim, l'astuccio penico, fatto col becco del bucero adulto di cinque anni e nella tribù degli Asmat era costume usare teschi umani come cuscini!
Il turismo a Papua si concentra essenzialmente nella Valle del Baliem nel mese di agosto quando si svolge il Baliem Festival (per le date e le attività si può contattare l'ufficio del turismo di Wamena). Con l'incoraggiamento dei missionari protestanti, che organizzano anche voli per raggiungere le regioni più remote, ogni anno uomini provenienti dai villaggi simulano le "lotte tribali" indossando gli ornamenti tradizionali, al suono della musica Dani e con il corredo di danze e arti primitive.
La visita ai nativi Papua da parte di viaggiatori stranieri ha avuto il suo impatto a volte negativo, sia dal punto di vista ambientale che culturale, ma é anche una garanzia per le popolazioni locali, se non altro per il giro d'affari che ne scaturisce. Il governo indonesiano ha tutto l'interesse a "preservare", almeno un minimo, le tradizioni e la sopravvivenza stessa degli indigeni, considerato che foraggiano l'economia del turismo, nonostante le vicende degli ultimi anni abbiano ridotto notevolmente il numero di coloro che scelgono l'Indonesia per i loro viaggi.
Affinché anche i Papuani possano trarre beneficio dal turismo straniero, é importante alloggiare nelle loro case, servirsi delle guide del posto ed elargire denaro con criterio per non creare inflazione, adeguandosi allo standard di vita locale. E soprattutto raccontare dei Papuani, della loro straordinaria esistenza, affinché non vengano dimenticati, affinchè la loro cultura autoctona (qualcuno direbbe "il loro stile di vita da Età della Pietra"), sopravviva alla prevaricazione economica.
Una sorta di tradizione orale, per preservare una delle ultime culture primordiali della terra.

Paola Ottaviano

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